Da grande faró l'arbonauta!

Non vorremmo tritare concetti pedantemente, sull'importanza ecologica delle piante ad alto fusto.

Potremmo però velocemente ricordare alcuni punti chiave, per poi passare oltre: culle di biodiversità, ossigenazione e depurazione aria, contrasto ad inquinamento del suolo (grazie anche alle simbiosi), miglioramento microclima, creazione/difesa microsistemi biologici aerei e terreni, assorbimento acustico, riparo da venti e pioggie, contrasto ad erosione del suolo, etc ad infinitum.

Tutto molto bello, tuttavia Arbonautica vorrebbe rilanciare, in un nuovo mantra di ode e gratitudine.

Gli Alberi; presenza palese, forte ai nostri sensi ma silenziosa nel nostro interiore; incarnazione non ultima ma in continuum del bello, quel bello che spesso, storditi dal funzionale, si fatica razionalmente ad accettare.

Accettazione, nel senso arrendevole della parola.

Ben vengano gli studi scientifici: la nostra mente li digerisce trasformandoli anche in contemplazione. Ma che pace nel non capire e accettare!

Accettare il bello oggettivo di una presenza a volte scontata, bellezza della vita che non si vuol giustificare con doveri di funzione e si mette al suo posto, nell'assoluto.

Gli Alberi c'erano quando da piccolo, non ancora abbuffato delle paure e dubbi di rito, mi arrampicavo per vedere da lassù; c'erano quando avevo voglia di coccolare il mio palato, e le ciliegie erano rosse e tante; c'erano quando tornavo a casa col buio e il sussurro delle chiome ondeggianti mi faceva dimenticare di essere in ritardo; c'erano durante le mie pennichelle nelle limonaie, a ripararmi dalla caluria di Luglio.

Durante il mio primo bacio, la loro ombra sullo stagno filtrava lo spettro della luna e silenziosamente mi proteggevano dall'inesperienza. C'erano nel cimitero dove misero mio nonno, su una incantevole scogliera profumata da Eucalipti, Agave e Finocchio selvatico.

C'erano mentre andavo a funghi col mio cane; c'erano mentre aspettavo l'amore.

I nostri resti saranno smantellati da miceli, vagheranno tra Ife e radici, saliranno su per un fusto fino a diramarsi e respirare nuovamente nelle foglie con gli stomi... delirio? 

Grazie per l'ascolto.

Competenza rara e sensibilità autentica

Ho conosciuto molti professionisti del verde, ma poche persone capaci di coniugare conoscenza tecnica, rapidità operativa e una sincera sensibilità verso gli alberi. Francesco non si limita a intervenire: osserva, ascolta, valuta e propone soluzioni rispettose della pianta e del paesaggio circostante. Si percepisce chiaramente che per lui gli alberi non sono semplici elementi decorativi, ma presenze vive con cui entrare in relazione. Una professionalità difficile da trovare.

– Claudia B., architetta paesaggista, Lucca

Finalmente qualcuno che lavora con il cuore

Avevo bisogno di sistemare alcuni alberi nel giardino di casa e temevo il classico intervento frettoloso. Francesco invece mi ha colpita subito: è arrivato puntuale, ha lavorato con energia e precisione, ma soprattutto parlava degli alberi come si parla di esseri che si conoscono da tempo. È una persona gentile, disponibile e appassionata. Quando ha finito, il giardino sembrava respirare meglio. Lo richiamerò sicuramente.

– Elena R., mamma di due bambini, Garfagnana

Uno che sugli alberi ci è cresciuto davvero

Non è facile spiegare perché mi sono fidato subito di Francesco. Forse perché quando parla di un castagno o di un ciliegio non usa soltanto termini tecnici: racconta ricordi, stagioni, odori. Si capisce che sugli alberi ci è salito da bambino e che continua a guardarli con lo stesso stupore. Poi, certo, lavora veloce, sa usare l'attrezzatura e lascia tutto pulito. Ma quello che distingue Arbonautica è un'altra cosa: senti che dietro c'è una persona che ama sinceramente ciò che fa.

– Marco T., appassionato di escursionismo e micologia, Versilia

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